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La via della libertà


Da admin- Scritto il 07 luglio 2010

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 in queste terre colpite dalla guerra, da una dura occupazione tedesca, con condizioni di vita sempre più difficili, si sviluppò un’intensa resistenza, armata e civile, che è valsa alla Provincia di Massa-Carrara la medaglia d’oro al valor militare e al Comune di Massa la medaglia d’oro al merito civile. In memoria, il Comune e l’Unione Europea questi sentieri ricostruirono.

Sacrario di AntonaSacrario di Antona

Controllare e proteggere il passaggio del fronte, attraversando le postazioni della Linea Gotica, fu uno dei compiti principali affidato ai partigiani del “ Gruppo Patrioti Apuani”, ed in particolare alla IV compagnia comandata da Vinci Nicodemi (“Comandante Uberti”): il sentiero partiva da Antona, a 368 metri sul livello del mare, paese controllato dai partigiani, e veniva percorso di notte, dato che era esposto al tiro dei reparti tedeschi e degli alpini della Monterosa, uno dei reparti dell’esercito repubblicano fascista, che controllavano quel settore. Si risaliva fino agli 850 metri di Campiglia, quindi ai 1164 metri del Passo del Pitone, dove stazionava di guardia, durante la notte, una pattuglia di partigiani. Poi si scendeva rapidamente, per un percorso accidentato, ai 452 metri di Azzano, dove si trovavano le avanguardie della Divisione statunitense “Buffalo”. Da qui i profughi venivano avviati a Seravezza. L’intero percorso era lungo 11 chilometri e mezzo.

Passo del PitonePasso del PitoneIl percorso, chiamato la “via della libertà”, era pericoloso, sia perché minato, sia per le difficili condizioni ambientali durante l’inverno: ed in effetti alcune decine di civili e partigiani morirono durante il tragitto. Ma altre migliaia (si calcola circa 8000 dall’ottobre del 1944 al marzo 1945) riuscirono a passare, aiutati, dal febbraio 1945, dai partigiani di “Vinci”. I partigiani garantivano la sicurezza dell’operazione, evitavano che coloro che volevano passare (profughi, soldati sbandati, antifascisti, militari alleati) cadessero nelle mani di profittatori senza scrupoli, controllavano, per quanto possibile, che non passassero delle spie. Guide e portatori (i bambini venivano portati a spalla) venivano ricompensati con i soldi che venivano richiesti a coloro che potevano permettersi di pagare il servizio, ma nessuno fu rimandato indietro perché privo di denaro.

Secondo i registri che tenevano i partigiani, 1886 persone furono accompagnate nel passaggio del fronte nei due mesi di febbraio e marzo 1945 (1687 nel solo mese di febbraio). I tedeschi sapevano del passaggio, e cercarono anche di bloccarlo, inutilmente, nel colloquio che ebbero con il comandante del “Gruppo Patrioti Apuani”, Pietro del Giudice, il 20 marzo 1945.

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