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Piero Calamandrei


Da admin- Scritto il 12 settembre 2010

La stele del Frigido con l'epigrafe di Piero CalamandreiLa stele del Frigido con l'epigrafe di Piero Calamandrei

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 in queste terre colpite dalla guerra, da una dura occupazione tedesca, con condizioni di vita sempre più difficili, si sviluppò un’intensa resistenza, armata e civile, che è valsa alla Provincia di Massa-Carrara la medaglia d’oro al valor militare e al Comune di Massa la medaglia d’oro al merito civile. In memoria, il Comune e l’Unione Europea questi sentieri ricostruirono.

A Marina di Massa, in località Poveromo, Piero Calamandrei, illustre giurista, costruì subito prima della guerra una villino, fra i pini, dalla cui torretta poteva vedere il mare e le Apuane: qui amava ritirarsi per lavorare e ricevere pochi amici fedeli, antifascisti come lui. “Un rifugio sereno ma non mai pienamente felice: – annoterà Alessandro Galante Garrone in un ricordo del maestro – perché un’ombra di malinconia avvolse sempre questi suoi troppo brevi soggiorni. Fin da quando si costruì la casa del Poveromo ebbe il sicuro presagio (e lo confidò agli amici) che i tedeschi l’avrebbero occupata, e la guerra l’avrebbe semidistrutta”. A Poveromo, dove si era rifugiato dopo avere abbandonato l’insegnamento universitario a Firenze a seguito della denuncia di un collega avvocato delle sue tendenze antifasciste, il 25 luglio 1943 Calamandrei apprese dalla radio inglese della caduta di Mussolini. A Poveromo si trovava l’8 settembre, data dell’armistizio. Il 12 settembre - “in due ore” ricorderà – i tedeschi cacciarono lui e la moglie dalla villa. Inseguito da un mandato di cattura, dovette abbandonate la zona e la Toscana.

Il 21 ottobre 1954, inaugurando la stele commemorativa della strage delle Fosse del Frigido, ricordava come da quei “giorni disperati” fosse nata la Resistenza, e individuava i caratteri di quella apuana: “qui gli eroismi e i sacrifici non furono soltanto dei partigiani in armi, ma furono di tutta la popolazione civile, rinserrata tra le linee di combattimento, come in un immenso campo di concentramento, tra le mine e le cannonate, nella desolata terra di nessuno. Per questo alla provincia apuana, unica fra le province d’Italia, è stata data la medaglia d’oro: a tutta la provincia apuana, partigiana tutta, che seppe per diciannove mesi, colle sue sole forze, difendere e riconquistare giorno per giorno la sua libertà e il suo pane”.

 

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